Bibbia e Scuola – L'appello del 2005

Nel dibattito sulla riforma dei programmi di insegnamento permane un’attenzione inadeguata nei confronti della Bibbia e della sua influenza diretta e indiretta sulla storia dell’Occidente. E questo nonostante si tratti di una carenza storica – già più volte denunciata – della scuola italiana.

Tale carenza incide negativamente sulla comprensione della letteratura, dell’arte, della musica, della politica, del diritto, dell’economia e in genere della storia culturale dell’Occidente. Il vasto, millenario influsso di temi e simboli che hanno la loro origine nella Bibbia permane nello spazio come nel tempo; è decisivo fino alla crisi del sacro nell’epoca moderna, e resta ancor oggi fonte primaria di un processo culturale ineludibile.

È necessario che la scuola italiana si accosti, in modo culturalmente maturo, ai testi sacri che hanno dato forma alle tradizioni religiose, alla storia, alla civiltà di cui siamo figli. La Bibbia ebraica e la Bibbia cristiana (quest’ultima formata dall’Antico Testamento e dal Nuovo) costituiscono, nel loro reciproco confronto, un nodo culturale ricco, e spesso drammatico, senza il quale la comprensione della nostra civiltà risulta fortemente penalizzata. L’importanza di questa eredità non è inferiore a quella della cultura greco-romana. Il raffronto tra il mondo biblico e quello classico testimonia che l’incontro con l’«altro» è componente intrinseca al sorgere stesso della civiltà occidentale.

Una riscoperta consapevole e rigorosa della matrice biblica dell’Occidente è urgente in questo momento storico, segnato dall’inedita presenza in Italia e in Europa di comunità religiose numericamente crescenti e diverse da quelle di origine ebraica e cristiana. In questa direzione appare tanto ovvio quanto doveroso ricordare che l’Islam, nel suo testo fondante, fa proprie moltissime componenti del messaggio biblico. Riflettere dunque sulla comune eredità biblica del Vicino Oriente e dell’Occidente non comporta chiusure né contrapposizioni, ma anzi potenzia le capacità di comprensione di altre civiltà e altri universi religiosi.

Alla luce delle considerazioni qui esposte, i membri del Comitato Promotore, del Consiglio Direttivo e del Comitato Scientifico di BIBLIA, che si riconoscono in orientamenti culturali e religiosi diversi,

 

chiedono

 

al MIUR, al mondo della scuola, a quello della comunicazione e in generale agli esponenti della cultura italiana e a tutti coloro che hanno a cuore la ricerca culturale, di favorire, ciascuno con i propri strumenti, l’attuazione di iniziative concrete (intese, corsi di aggiornamento, revisioni di programmi, produzione di materiale didattico, dibattiti, interventi su riviste e organi di informazione, iniziative che partano dalla scuola e raggiungano cerchie sempre più ampie) volte a far sì che la conoscenza della Bibbia e dei suoi influssi venga sempre più considerata componente indispensabile nella formazione culturale di ogni studente e di ogni cittadino.

I proponenti sono consapevoli delle difficoltà metodologiche, didattiche e organizzative inerenti a questa proposta. Restano tuttavia convinti che la scelta migliore non sia quella di ignorare ulteriormente il problema o di affidarsi alla buona volontà di singoli docenti, ma stia nel progettare, con coraggio e inventiva, piste per la sua soluzione.

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