Intervista a Marinella Perroni

1. Perché proporre ai ragazzi lo studio della bibbia dal punto di vista laico e interculturale?
 
La conoscenza delle Scritture ebraiche e cristiane è una delle carenze più forti della cultura italiana, perché la Bibbia è stata considerata una riserva di caccia per “preti e suore”, come da sempre dicono sbrigativamente i ragazzi. Quei “ragazzi” che diventano a loro volta adulti, crescono intellettualmente e maturano professionalmente, diventano a volte professori e quasi sempre madri e padri di famiglia, ma per i quali la Bibbia resta preclusa. E, con essa, una riflessione critica sull’esperienza religiosa e sulla propria tradizione di appartenenza nonché la capacità di comprendere le grandi questioni etiche e politiche su cui, nelle società complesse, la discussione ripetutamente si accende e il confronto diviene spesso impegnativo. Una conoscenza laica della Bibbia non intende precludere, evidentemente, nessuna apertura di fede. Intende però favorire innanzi tutto la conoscenza del testo, della storia della sua composizione, dei contesti culturali e religiosi all’interno dei quali esso può trovare senso e delle ricadute che la sua diffusione ha provocato incidendo per millenni sulla visione del mondo e sulle scelte di vita di miliardi di persone. Siamo anche convinti, d’altra parte, che i ragazzi sono ben disposti a conoscere un patrimonio di cui intuiscono l’importanza e percepiscono l’autorevolezza.
D’altro canto, guardare alla Bibbia da un punto di vista laico significa anche restituire la Bibbia alle diverse tradizioni religiose che l’hanno venerata come Scrittura sacra, cioè all’ebraismo e al cristianesimo, come anche alle diverse tradizioni ecclesiali cristiane che si sono sviluppate a partire dalla ricezione di essa. Significa però anche riconoscere che pure credenti di altre religioni o non-credenti possono desiderare conoscere la grande tradizione biblica per riconoscere ad essa il posto che le spetta nella costruzione della storia del pensiero e nella maturazione della spiritualità umana.
 
 
2. Come si può impostare un curricolo scolastico basato sulla lettura e conoscenza della Bibbia? Con quali discipline e con quali metodologie didattiche?
 
Tutto questo dipende dalla creatività dei diversi consigli di classe o dei singoli professori nonché dalla loro capacità di costruire moduli pluridisciplinari che possono trovare nei testi biblici e nella storia della loro interpretazione significativi riferimenti. Da parte sua, Biblia si impegna ad affiancare il lavoro dei professori che lo vorranno. I nostri due comitati didattici hanno cominciato a lavorare per individuare percorsi e mettere a disposizione risorse. Dal canto suo il Ministero potrà fare da cassa di risonanza di qualsiasi esperienza per farla diventare patrimonio condiviso. I nuovi programmi scolastici già contemplano la possibilità di considerare la Bibbia come uno dei patrimoni letterari dell’umanità: Biblia vuole mettere a disposizione della scuola la sua esperienza ormai pluridecennale di corsi di aggiornamento e di seminari per professori e per studenti ma, soprattutto, la sua tenace convinzione che nessuno, né giovane né anziano, che è stato instradato nella conoscenza della Bibbia è rimasto deluso.
 
 
3. Ci sono autori per ragazzi dai 6 agli 11 anni e libri recenti per promuovere la Bibbia in questa direzione?
 
Il primo lavoro a cui abbiamo messo mano va proprio in questo senso. Sul nuovo sito Biblia e Scuola ci si occuperà di reperire e far conoscere materiale adatto alla didattica della Bibbia e alla scoperta della trasversalità della Bibbia, oltre che alle varie epoche storiche, ai diversi ambiti del sapere, alle letterature, alle arti, alle scienze. C’è una ricchezza di testi e di strumenti che va fatta circolare. Il contatto avuto finora con professori dei diversi ordini di studi è incoraggiante: la scuola reale è decisamente più consolante della rappresentazione della scuola che viene fatta dai media. Abbiamo professori qualificati e entusiasti, strumenti didattici e divulgativi di grande qualità, una produzione di esperienze-pilota incoraggiante. Biblia vorrebbe farsene interprete e, al contempo, cinghia di trasmissione. Ma siamo solo all’inizio e ci aspetta un lavoro enorme. La prima tappa sarà proprio una pubblicazione sul sito del Thesaurus di materiale a disposizione. Ci sarà solo l’imbarazzo della scelta!
 
Marinella Perroni, Biblista
Comitato scientifico di Biblia
Comitato Paritetico MIUR-BIBLIA

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