La Bibbia nel contesto culturale italiano

diPiero Stefani

 
 
 
Conversazione tenuta a Roma al Convegno dei soci aggregati ABI il 6 novembre 2004 e pubblicata sul    Regno-annale 2004, pp. 73-81.
 
 
 
 
 
 
Non di rado ci si chiede quale sia il posto riservato alla Bibbia nell'ambito di una cultura, quella italiana, tanto a lungo poco familiare con quelle pagine. Si può davvero parlare di una consistente rinascita? Vari segnali sembrano andare lungo questa linea; altri invece paiono incamminarsi in direzione opposta. Questa situazione ibrida fa sì che da un lato si noti un interesse senza precedenti per il testo biblico e dall'altro si rilevi un'ignoranza crescente dei riferimenti biblici un tempo da tutti conosciuti. Tale apparente contraddizione merita di essere decifrata.
 
In effetti questo stato di cose non è affatto contraddittorio se si tiene conto che la Bibbia rientrava a pieno titolo in quel genere di testi in qualche modo conosciuti anche da chi non li ha mai letti. Per conoscere Pinocchio non è necessario aver preso in mano il libro di Collodi e Cappuccetto rosso è noto persino a chi ignora l'esistenza stessa di Perrault. Un tempo alcuni fondamentali riferimenti biblici si diffondevano semplicemente per sentito dire. Per ricorrere a una prova di basso profilo basta pensare a molti modi di dire un tempo notissimi: "qui ci vuole la pazienza di Giobbe", "smettila con queste geremiadi", "medico cura te stesso", "nessuno è profeta in patria", ecc.. Tuttavia non era questa presenza diffusa a costituire l'ossatura di fondo grazie alla quale i personaggi biblici erano molto più noti quando la Bibbia veniva meno letta. In virtù di una scelta strategica compiuta dalla Chiesa postridentina la Scrittura fu a lungo conosciuta nella forma sostitutiva e mediata della "storia sacra". Essa veniva cioè esposta in modo catechetico e divulgata lungo un itinerario preciso e unitario che metteva in fila le vicende e le figure bibliche partendo da Adamo per giungere fino a Gesù e agli apostoli. I bambini che frequentavano il catechismo e le persone che andavano in chiesa conoscevano questo racconto interpretativo, conoscevano Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosè. Giosuè, Sansone, Samuele, Saul, Davide, Isaia e Geremia non meno di Pietro, Giacomo, Giovanni, Matteo o Paolo.
 
Poco si comprende dello status della Bibbia in Italia senza tener conto sia del passato predominio della storia sacra, sia della crisi irreversibile a cui essa è andata incontro nel postconcilio. Quanto è definitivamente tramontato è proprio il tessuto catechetico che metteva in fila i personaggi biblici e dava una lettura unitaria e monocorde delle vicende della Scrittura. Per questo tipo di approccio fin dalla prima pagina tutto doveva essere chiaro. Nella sua griglia interpretativa il peccato originale non poteva che rimandare subito alla croce e la maledizione del serpente doveva essere per forza un protovangelo che annunciava Maria. Allo stesso modo avveniva per tutte le pagine successive dominate da un senso di preannuncio, o meglio di previsione, che allora pareva il contrassegno certo della profezia.
 
Questo approccio non accostava i fedeli alla Bibbia. La sua funzione era un'altra: far conoscere in modo parziale e selettivo qualcosa della Scrittura. Contro questo modello hanno operato in modo convergente fattori tra loro eterogenei. Un ruolo rilevante nella sua scomparsa va certamente attribuito al processo di secolarizzazione della società e di caduta della 'devozione' che hanno ristretto il raggio di coloro che potevano essere raggiunti per questa via. L'osservazione non è però sufficiente. Accanto ad essa va posto in debita evidenza il ruolo svolto dallo stesso ritorno conciliare alla Bibbia. La maggiore frequentazione delle pagine bibliche, l'aver legittimato e praticato approcci alla Scrittura storico-critici e letterari, l'attenzione ecumenica per il mondo protestante, il crescente interesse per l'esegesi giudaica e soprattutto la riforma liturgica che ha reso direttamente comprensibile all'orecchio dei fedeli molti brani dell'uno e dell'altro Testamento sono tutti fattori incompatibili con il predominio esclusivo assegnato in precedenza alla storia sacra. 

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